A
mia futura memoria
Per spiegare a me stessa la mia evoluzione (sperando che eventi futuri
non mi costringano a considerarla involuzione) provo a ricostruire
il mio itinerario.
Dal
13 ottobre 1975 l'Italia si è dotata di una legge (n.
654) che vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento
o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione
o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
La
legge si intitola ‘ratifica ed esecuzione della Convenzione
Internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione
razziale.
Ci tengo a precisare questo titolo perché sono irritata dal
fatto che le Convenzioni Internazionali proposte dalle Nazioni Unite
siano regolarmente adoperate come pretesto per istituire giornate
varie di celebrazione di questo o di quello, mentre vengono ignorate
le azioni positive che ne dovrebbero conseguire.
Una
norma successiva alla legge 654 (la cd Legge Mancino del 25/6/93,
n. 205) stabiliva
che per “i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo,
commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico,
nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività
di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra
i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata
fino alla metà”.
Una recente proposta
di legge, approvata in commissione giustizia, aggiungeva alla
parola ’religioso’ la dizione ‘fondati sull'orientamento
sessuale o sull'identità di genere’, estendendo quindi
l’ambito degli scopi da prendere in considerazione nel valutare
la gravità delle aggressioni in relazione all’intento
degli aggressori.
La
norma, approvata in commissione giustizia, veniva bocciata in aula
con i voti di una maggioranza non compatta, cui si aggiungeva quello
della on. Binetti del Pd.
L’on. Binetti non è nuova a queste gesta che le consentono
di unire con inopportuna disinvoltura i suoi rigori morali alle minacce
alla nostra dignità di cittadini/e. L’elenco delle gesta
della signora in questione sarebbe lungo. Mi limito a ricordare la
sua opposizione alle norme che avrebbero riconosciuto i diritti delle
coppie di fatto se, anche per merito della sua scelta, non fosse caduto
il governo Prodi.
Le
responsabilità del Pd
E’ noto, e a me provoca disagio e sofferenza, che nessun deputato
o senatore è eletto dalle cittadine e dai cittadini italiani
ma dalle segreterie dei partiti che provvedono a un elenco blindato
dove l’ordine degli eleggibili è determinante per il
loro successo (proporzionalmente ai voti ottenuti dal partito, naturalmente).
Quindi l’on Binetti è eletta dalla ‘vecchia’
segreteria del Pd che dovrebbe assumersi le proprie responsabilità
in proposito.
Ma c’è una nuova segreteria: come si presenta?
A mio parere i primi segnali sono negativi.
Ho sentito infatti una persona di successo (e che pur non essendo
nel gruppo di Bersani sarà segretaria regionale) fare delle
dichiarazioni deprimenti.
Non ne ho il testo e mi affido al ricordo.
Obiezione
di coscienza e obiezioni di incoscienza.
L’on. Serracchiani –perché di lei si tratta- si
è detta, nel sostenere la positività della presenza
Binetti, convinta che il Pd debba essere pluralista.
La cosa potrebbe anche essere accettabile se scegliessimo chi ci rappresenta
in parlamento ma, poiché così non è, la presenza
vincente della signora Binetti è una scelta di linea della
segreteria del Pd, dettata non da trasparente cultura di governo,
da rispetto della Costituzione, da rispetto delle convenzioni internazionali
ma dal peso del pacchetto di voti che la sullodata si porta appresso.
E non mi si dica, senza un doveroso distinguo, che sono voti ‘cattolici’.
Per quanto emarginati siano i non conformisti nel mondo cattolico
c’è pluralità di opinioni e c’è ancora
chi sceglie di pensare e dire in scienza e coscienza (si veda il testo
di Notam pubblicato nella mia rubrica ‘Una sola sicurezza l’infamia’,
ancora illustrata in prima pagina).
Spesso
però la scelta del non conformismo si paga perché è
scelta che si avvicina all’obiezione di coscienza. Purtroppo
anche il voto Binetti é stato interpretato come obiezione di
coscienza ma tale non è. L’obiezione di coscienza è
la scelta di mettersi al di fuori di una linea maggioritaria pagando
di persona, mentre la posizione Binetti appartiene al pacchetto di
quelle scelte che vogliono far pagare la propria ‘libertà’
ad altri (forse ispirandosi alla neo cultura della sicurezza?).
E qui non ci sto.
In un momento storico in cui l’omofobia è il fondamento
delle più aggiornate espressioni di razzismo, per cui una persona
è punita (e ormai con ferocia quasi quotidiana anche fisicamente)
per ciò che è e non per reati che eventualmente compia,
l’indicazione della omofobia in legge, viene negata con più
disinvolta distrazione di quanto accadrebbe se si trattasse di una
specie floreale rara a rischio scomparsa. E ciò avviene nel
quadro proposto dell’indicazione di ‘orientamento sessuale
e della parità di genere’ (ma dove sono finite le consigliere
di pari opportunità?. Occorre ricordare anche a loro che le
scelte sessuali compiute senza violenza fra maggiorenni non sono reato,
mentre lo è la violenza che le ‘punisce’?).
Quando ho sentito quel triste, povero intervento di una parlamentare
europea ho pensato a un recente caso di obiezione di coscienza: un
macchinista, responsabile per la sicurezza, che aveva denunciato l’insicurezza
dei treni eurostar, un anno fa è stato licenziato e ora, a
seguito di un processo, riassunto. Si chiama Dante De Angelis.
Penso che anche quel macchinista avesse buoni motivi per considerare
l’obiezione di coscienza che lo ha indotto a parlare in un contesto
di priorità, che mi sembrano molto più urgenti di un
pacchetto di voti: se non ha una famiglia da mantenere dovrà
mantenere almeno se stesso. Eppure ha parlato . senza la certezza
dell'esito del processo
Molti politici non rischiano e si adagiano nel consenso utile e spesso
soporifero.
Neonati
e puerpere non vanno in piazza.
Considerando che la posizione Binetti e di chi la sostiene in nome
del pluralismo (trovate una parola con significati meno nobili per
favore!) ho pensato che si possa ancora tentar di dar forza a voci
diverse all’interno del Pd (il conformismo appartiene anche
alle altre forze che si dichiarano di sinistra ed è inutile
cercar di pescare in un altrove ancor più discutibile).
E poiché il pluralismo è frutto della storia di un’Europa
laica ho deciso che fra i tre candidati alla segreteria del Pd chi
aveva mostrato concretamente più rispetto degli altri per la
laicità era stato Marino. E così ho votato per la sua
lista .
Non occorre vincere per far sentire la propria voce.
Se mi sentirò tradita anche dai ‘marinisti’ so
già che la prossima volta non potrò votare e la mia
scheda sarà vuota come la mia capacità di sperare.
Una mia personale cartina al tornasole sarà la posizione che
prenderanno –se ne prenderanno una- nella questione del riconoscimento
anagrafico dei figli di sans papier: non credevo di dover assistere
a un conflitto politico che identificasse come nemici i neonati. Invece
è accaduto e i silenzi sono troppi per essere sostenibili.
Credo che questo problema peserà anche quando si arriverà
–se si arriverà- a definire il diritto al voto degli
immigrati: avremo nati in Italia esclusi per la condizione burocratica
dei loro genitori di cui nessuno si occupa.
Siamo sempre allo stesso punto. Neonati e puerpere non vanno in piazza!
parole
chiave: obiezione di coscienza, omofobia, razzismo