| Fahimeh
Mousavi Nejad (non so se si tratti di un’omonimia o se Mirhossein
Mousavi, l’attuale oppositore di Ahmadi Nejad, sia parente della
signora) ci presenta il suo istituto completamente indipendente, fondato
otto anni fa. Alle pareti non ci sono i ritratti degli ayatollah Khomeini
e Khamenei.
La
signora ci ricorda che in Iran il 98% della popolazione è musulmana
e che prima dello sviluppo dei moderni mezzi di comunicazione la maggior
parte non aveva neppure l’idea che esistessero tante altre religioni,
anche nell’Iran stesso.
Oggi l’I.I.D. si propone di costruire un ponte tra musulmani e
fedeli di altre fedi religiose all’interno dell’Iran ed
all’estero.
“Siamo dei pionieri in quest’attività. – dice-
e, pur essendo relativamente piccolo. l’istituto ha avuto una
notevole risonanza nel dibattito fra le religioni. Prima c’erano
alcune iniziative o partecipazioni saltuarie di natura ufficiale. Ora
svolgiamo un’attività indipendente, sistematica e di respiro
internazionale. Siamo molto contenti perché abbiamo potuto aprire
un grande dibattito nel paese. Dal 2003 pubblichiamo una rivista che
si intitola “Religious news”, in tremila copie. Cerchiamo
di presentare i nuovi libri e il dibattito attuale sulle religioni,
e in particolare sul dialogo interreligioso. Traduciamo in persiano
articoli da altre lingue per metterli a disposizione dei lettori iraniani.
I lettori sono in gran parte teologi, ricercatori e studiosi delle religioni”.
Il locale in cui si è svolto l’incontro è ricavato
fra gli scaffali di una biblioteca di cui, continua la nostra interlocutrice,
“siamo particolarmente fieri. Con i suoi 7000 volumi in persiano,
arabo e inglese è la più ricca di testi sulle religioni
di tutto il paese. Lo spazio è piuttosto ridotto e pertanto abbiamo
dovuto fare una grande selezione. E’ frequentata prevalentemente
da studiosi, ma comunque è aperta sempre al pubblico. Esiste
infatti anche un pubblico non specializzato. Molti vengono pure a seguire
le conferenze che mensilmente offriamo alla cittadinanza, dandone avviso
sui giornali”.
Curiosando (è stato difficile mantenere un atteggiamento discreto!)
fra gli scaffali trovo una sezione ricca di studi (soprattutto americani)
sul femminismo. Marina trova un Talmud.
”Obiettivo del nostro istituto è il dialogo tra le religioni
e le culture a favore della pace nel mondo” prosegue la signora
Fahimeh. “Dedichiamo molta attenzione ai giovani. In particolare
organizziamo una sessione riservata per far conoscere tra di loro giovani
ebrei, cristiani, armeni, zoroastriani e musulmani. ... La frequenza
dei giovani è buona anche se speriamo che cresca. In verità
questo tipo di interesse religioso non è molto diffuso nella
società. Ma una volta che i giovani hanno iniziato a venire continuano
e sviluppano grande interesse. Spesso si tratta di giovani che hanno
vissuto all’estero. E’ questione di apertura o chiusura
mentale”.
“Abbiamo anche molte relazioni con l’estero. Il nostro istituto
ha lo statuto di ONG e da cinque anni è registrato nell’elenco
delle ONG dell’ONU. Siamo in relazione con la chiesa anglicana
di Inghilterra, con la chiesa luterana di Germania, con il Consiglio
ecumenico delle chiese di Ginevra. Con loro abbiamo dei progetti in
comune. Ad esempio adesso stiamo lavorando ad una ricerca sulla partecipazione
femminile alla promozione della pace nel mondo. La nostra sezione giovanile
collabora con un Istituto americano che si chiama ‘United religious
initiatives’”.
“Anche finanziariamente siamo indipendenti. C’è una
rete di finanziatori privati che ci sostengono in diversi modi. Parecchi
contribuiscono con quote annuali. Questa stessa sede ci è offerta
gratuitamente da una persona amica. Cerchiamo comunque di ridurre molto
le spese. Ci sono quattro persone che lavorano stabilmente e molti volontari.
Il consiglio scientifico, costituito da 22 membri, collabora del tutto
gratuitamente. La rivista si autofinanzia”.
“E’ un cammino nuovo e non del tutto compreso,anche all’interno
delle diverse religioni. Direi che è più facile il dialogo
inter-religioso del dialogo intra-religioso, ossia all’interno
della propria religione dove spesso questa attività è
guardata con sospetto od ostacolata. Per quanto riguarda il mondo islamico
ci sono diverse istituzioni che si dedicano allo studio delle ramificazioni
dell’islam comprese quelle tra sanniti e sciiti. Noi ci dedichiamo
di più al dialogo tra le diverse religioni”.
E infine il punto che a me è sembrato particolarmente intrigante.
“Siamo comunque tutti all’interno di una società
dove sono in atto forti processi di secolarizzazione. Anche in Iran
esiste una tendenza secolarizzante. Noi non ci occupiamo direttamente
di questo processo ma non possiamo non confrontarci con questa mentalità
e con questa filosofia che per altro non valutiamo positivamente”.
Sarebbe bello approfondire ma l’affermazione ferma della nostra
interlocutrice ce ne dissuade.
All’Istituto
per il Dialogo Interreligioso ho lasciato il mio indirizzo.
Da allora mi sono arrivate parecchie mail firmate dal presidente dell’I.I.D.
Mohammad Ali Abtahi (che credo, giostrando fra nomi a me ignoti e grafie
sconosciute, di poter identificare come marito della signora Fahimeh
Mousavi; l’autobiografia
di Abtahi confermerebbe questa ipotesi)
Su di lui una notizia Ansa di ieri. Teheran, 16 giu - Mohammad Ali Abtahi,
ex stretto collaboratore del presidente riformista Mohammad Khatami,
e' stato arrestato oggi.
Lo rende noto il suo staff. Intanto, la tv iraniana in lingua inglese
Press tv, ha diffuso la notizia dell'uccisione di sette civili nella
manifestazione di ieri a Teheran, senza precisare se i morti siano sostenitori
dell'opposizione o meno. La notizia era stata diffusa questa mattina
dalla radio ufficiale Radio Payam.
Così é riportata la notizia nel sito
web di Mr. Abtahi che si può raggiungere da qui
Mr. Abtahi arrested Mohammad Ali Abtahi, former vice president during
Mr. Khatami's presidency and the advisor to Mr. Karroubi in the presidential
election had been arrested today (Tuesday). Whenever he gets released,
he will write here on his website.
Ne
riporto ora lo scritto ricevuto il 3 giugno e che ho tradotto (collocherò
la traduzione degli altri scritti che ho ricevuto in calce ai prossimi
diari e ringrazio Laura NB per la revisione della traduzione).
30
maggio - Chi boicottò le elezioni precedenti, ora invita
il popolo a partecipare.
Uno degli eventi politici più importanti in questa tornata elettorale
é il calo dell’onda di boicottaggio delle elezioni.
L'enorme boicottaggio delle elezioni precedenti ha causato difficoltà
negli ultimi quattro anni tanto da apparire un regalo incredibile per
il presidente.
Parecchi giorni fa mi sono visto con un gruppo di studenti che aveva
raccolto circa 500 firme per boicottare le precedenti elezioni. Ora
molti di loro cercano di invitare la gente a votare. Anche uno di loro
che era appena uscito di prigione e raccontava storie penose sul carcere.
Erano realmente addolorati per Mr. Masoud Dehghan, Mahdi Mashayekhi
and Abbas Hakim.
La battaglia per il loro rilascio dal carcere è l’azione
più importante in cui dovrebbero impegnarsi attivisti politici
e civili e specialmente i candidati alle elezioni presidenziali.
Sfortunatamente durante i dibattiti pre elettorali, sono state ignorate
le pressioni fisiche e psicologiche sugli studenti imprigionati. Ora
essi sono realmente attivi per ciò che riguarda le elezioni.
La maggior parte del gruppo che ho citato sosteneva Mr. Karobi perché
gli slogan sui diritti umani sono più chiari nelle sue parole
che in quelle di altri. La maggior parte delle attiviste donne che fanno
parte della campagna per un milione di firme, hanno incominciato ad
invitare la popolazione al voto. Anche i media stranieri parlano di
boicottaggio meno che nel periodo precedente.
E’ una buona opportunità. La presenza di due ben noti candidati
riformisti può attrarre molti elettori con diverse opinioni e
prevenire il boicottaggio in modo da non concedere la vittoria ad Ahmadi
Nejad al primo turno. D’altra parte è del tutto evidente
lo sforzo per promuovere un cambiamento in tutto il paese.
Possiamo vedere persino la frustrazione e la paura dei sostenitori di
Mr. Ahmadi Nejad.
Gli attacchi fisici e mediatici agli annunci degli incontri dei riformisti
mostrano questa paura.
Ora quasi tutta la nazione può sperare di avere un altro presidente
per i prossimi quattro anni.
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