Shiraz
11 aprile.
Siamo sulla tomba del poeta Hafez. Visse nel XIV secolo della nostra
era e il suo nome significa "colui che conosce a memoria il Corano".
Non ci troviamo in un cimitero, ma in un giardino pieno di fiori e
di vasche d’acqua.
Sull’erba ci sono persone sedute che si godono il loro pic nic,
secondo una consuetudine amata in tutto l’Iran. In fondo al
giardino un gazebo di pietra, il cui tetto é internamente rivestito
di mosaici, ripara il sarcofago del poeta.
Il lungo epitaffio che la guida traduce esprime la consapevolezza
del momento in cui il poeta passerà ad un’altra dimensione
... “dalla rete del mondo via salterò”.
Disponibile, senza riserve, chiede però di poter indugiare
prima dell’addio definitivo:
“Sebbene vecchio, tu per una notte stringimi al petto 
e all'alba, ringiovanito, io dal tuo fianco via salterò
Nel giorno della morte, concedimi una proroga per vederti un istante
e poi anch'io come Hafez da brama di mondo e di vita via salterò!”
Arriva un gruppo di donne, per lo più anziane, avvolte nel
triste chador nero si avvicinano al sarcofago e picchettano con un
dito sulla pietra, come trasmettessero un messaggio con un loro alfabeto
morse. E’ un gesto consueto di saluto a chi ha ‘fatto
il salto’.
Non c’é famiglia, ci viene spiegato, che non possieda
le poesie di Hafez.
Un popolo che mantiene viva la tradizione della poesia: forse é
questa l’espressione più alta della resistenza quotidiana
a un regime intollerante e invasivo.
L’equinozio
di primavera ha segnato il capodanno iraniano e la festa dura per
parecchi giorni.
A Pasargade, sulla tomba di Ciro il grande, qualcuno ha deposto un
mazzo di fiori.
Forse quei fiori, offerti alla Persia di 2500 anni fa, significano
una memoria di antichissime glorie, forse esprimono il desiderio di
dimenticare la pesantezza di un regime che non ha scrupolo di intervenire
nella vita privata, nell’abbigliamento, nelle scelte personali,
imponendo alle donne il velo (che non copre il volto, ma deve nascondere
i capelli) e agli uomini l’obbligo di non guardare le donne.
Quando arriveremo – con un permesso eccezionale- alla scuola
teologica della città santa di Qom, il teologo che ci terrà
un’interessantissima conferenza ci accoglie guardando ostentatamente
oltre le nostre teste; di stringergli la mano non si parla nemmeno.
Il viaggio che Confronti (www.confronti.net) ha accuratamente organizzato
ci costringe al contatto continuo con realtà in sé contraddittorie.
Solo una modifica politica totale potrà costruire le condizioni
per creare anche nella vita quotidiana quell’armonia che la
luce affascinante rimandata dai mosaici nelle moschee, la disposizione
di fiori e vasche nei giardini, la cura nella gestione dell’acqua,
la gentilezza ospitale della popolazione rivelano.
Ma quando? E come? E quanto costerà a un popolo gentile la
scelta della democrazia?
Poesia
incisa sulla tomba di Hafez
Dov'è
mai notizia dell'unione
Dov'è mai notizia dell'unione con te, chè via salterei
dalla vita
io sono santissimo uccello, dalla rete del mondo via salterò!
[Lo giuro] sì, pel tuo regno! Se tu mi chiamerai: "o mio
servo"
dall'idea di regnare sul mondo e sulla vita io via salterò!
O Signore, dalla nube dell'alta Tua Guida mandami pioggia copiosa
Ma prima che qual polvere vile dal mezzo del mondo via salterò
Sopra la mia tomba con vino e menestrello riposati un poco
e io al tuo solo profumo dalla fossa, danzante, via salterò
Alzati e mostra l'alta figura, o idolo dalle dolci movenze
e io staccando le mani dalla vita e dal mondo via salterò!
Sebbene vecchio, tu per una notte stringimi al petto
e all'alba, ringiovanito, io dal tuo fianco via salterò
Nel giorno della morte, concedimi una proroga per vederti un istante
e poi anch'io come Hafez da brama di mondo e di vita via salterò!
[Da
"Il libro del coppiere", a cura di Carlo Saccone, Luni Editrice]
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2009, Ciro, Confronti, Iran, Pasargade, poesia, tomba, Shiraz, viaggio